Un etto e mezzo di ANSIA, grazie!

A bordo di un treno regionale nel basso Lazio, ore 17.30

Sono da poco partito dalla stazione Tiburtina di Roma, a bordo di un treno che a breve mi porterà alla mia casa d’infanzia, o meglio a quella dei nonni, dove mia madre e mia zia vivono ormai da anni.

Questa settimana sono stato a Francoforte a trovare E. Era la prima volta che andavo ora che ha affittato quella che sarà la nostra casa tra un paio di mesi. Ero emozionato e lo sono tuttora.

La casa è a dir poco stupenda. Mi piace in ogni sua forma. Certo, ha i suoi difetti: bagno piccolo, doccia strana, lavello a misura di pentole piccole.

A voler lavare una pentola più grande ce ne vorrà di pazienza!

Ma queste piccole cose che alla fine sono superabili sempre, lo sono ancor di più perché quella è già la nostra casa, intrisa di un’atmosfera particolare e di quel tenue e piacevole calore nonostante il suo stie super minimal. E poi è bella, molto bella.

Il letto è stato inaugurato subito. Che gran bella scopata!

C’è quell’alchimia sessuale tra noi che dura sin dal primo incontro. Ogni volta sento lo stesso trasporto che sentivo quando quello sconosciuto dal tatuaggio sexy e la barba da macho mi ha regalato il sesso più bello della mia vita. Quello sconosciuto che oggi fa parte della cerchia delle persone indispensabili.

Vedo davanti a me molte cose belle. Il futuro sembra sorridermi, nonostante abbia quasi distrutto la mia carta di credito forzandola ad entrare in un ATM e spaccato il mio iPhone alle 3 di questa notte.

Ma nulla di tutto ciò ha questa grande rilevanza, no?! Escludendone l’aspetto economico, ovviamente.

A breve mi trasferirò a FFM e ho già un lavoro! Beh, più precisamente è un tirocinio e per sei mesi, ma da qualche parte nella vita si deve pur partire. Per giunta l’occasione si è presentata “in perfect time” a volerla dire all’inglese, dato che ho terminato gli studi da poco.

E. ha avuto l’idea di fare questa domanda. Io ero titubante in realtà. Una grande multinazionale, un lavoro che non rispecchia molto i miei studi, un ambiente completamente diverso da quelli da me frequentati. “Devi solo capire se ti piace, se pensi che ti potrà interessare fare questa esperienza”. È stata una dura selezione, ma ce l’ho fatta e ora tocca solo aspettare di iniziare.

Ansia!

Tanta, tanta ansia…

L’essere ansioso ha sempre fatto parte della mia vita, ma negli ultimi mesi mi ha messo duramente alla prova. Ho sofferto di attacchi di panico e di ansia generalizzata. Forse dire “ho sofferto” è un pochino esagerato ma per me è stato pesante. E lo è tuttora.

L’anno che è passato, precisamente da settembre 2015, a partire dal coming out con i miei genitori, mi ha messo seriamente alla prova. Gli eventi si sono susseguiti burrascosamente.

Ho provato a reagire. Sono crollato.

Mi sono rialzato.

E mi sono buttato a capofitto sulle mie priorità. La salute, sempre al primo posto. La tesi da finire. Le prove, dure, da superare per ottenere la posizione di tirocinante.

E ce l’ho fatta. Ho ottenuto tutto.

Sono andato in vacanza e ho avuto un attacco di panico.

Il mio medico e lo psicologo (che ho deciso di vedere per capire meglio questa ansia apparentemente immotivata) mi hanno detto che lo stress prolungato ti porta a vivere con una grande adrenalina. Nel momento in cui ti rilassi e smetti di fare ogni cosa (soprattutto attività aerobica, migliore amica di un buona salute psico-fisica) il corpo, ormai abituato a produrre adrenalina, avverte malesseri irreali che ti portano al panico e alla paura di morire.

Ho avuto davvero paura di morire. Tanta.

Pensavo soltanto che non era il momento, che non potevo morire in quel momento! Non ero pronto.

Questa paura accompagna la mia persona da tanto tempo. Ho sempre avuto paura della morte.

Dopo la diagnosi la mia paura è aumentata. Credo sia normale. Abbiamo visto tutti “Philadelphia”, “The Norman Heart” e i migliori film a tematica.

Ma quello non è oggi! È un passato tremendo, difficile. Pensare di essere affetti da un virus che ha ucciso persone come può averlo fatto una guerra fa paura. Ma oggi, per quanto ancora impossibile da debellare, questo virus non è più una minaccia alla vita. Basta essere chiari e coerenti con se stessi. La scienza ha fatto passi da giganti e io sono fiducioso che prima o poi si troverà una cura.

Ma per questo c’è bisogno del contributo, dell’aiuto di tutti. Prendere i farmaci diventa a questo punto un dovere verso la società oltre che verso se stessi, per riuscire ad arrivare all’annullamento totale di questo male e per poter vivere la vita pienamente e nel migliore dei modi.

Nessuno di noi vorrebbe mai aver contratto l’HIV e può non essere facile conviverci. Non sempre. Eppure ormai non si può tornare indietro.

Si può, però, volersi bene e guardare al futuro come lungo e pieno di sorprese.

Non nego che sorrido sempre. A volte piango, soffro e ho paura. Ma le emozioni esistono e sono tante. Queste emozioni, che possono sembrare brutte in determinati momenti, ci rendono umani e fanno di noi delle persone migliori.

Io non smetterò mai di lottare, perché voglio una vita felice.

E la sto costruendo!

Lavoro sulla mia ansia. Per quanto a volte sento di non poter respirare, sudo freddo e ho paura di avere un attacco indefinito da un momento all’altro, non ho mai permesso a questo piccolo mostro di condizionare la mia giornata, per far sì che non condizioni mai la mia vita e le mie scelte.

Al mio fianco su questo vagone ci sono un ragazzo (ansioso sicuramente, dal momento che è seduto su un telo che porta sempre con sé onde evitare di contrarre qualche batterio) e una ragazza (molto carina, completamente diversa da lui, sta mangiando un muffii al cioccolato gigantesco). Parlano da quando ho iniziato a scrivere, si stanno conoscendo. Lui ci prova. Lei ci sta, ma lui non se ne rende conto. Inizialmente mi infastidivano, non riuscivo a coordinare i pensieri. Ora li guardo e li sento parlare e penso che magari questi due da stasera inizieranno una relazione o forse un’amicizia o forse non si vedranno mai più. Eppure in questo momento stanno entrambi vivendo e sembrano felici. E mi hanno messo in un modo positivo.

Oggi ascoltavo una canzone, che mi faceva pensare a me in prenda ai timori indefiniti che mi colgono di sorpresa. Chiudo questo post con questo brano, uno dei miei preferiti.

Negramaro – Quel matto son io

8 pensieri su “Un etto e mezzo di ANSIA, grazie!

  1. Oddio, mi hai strappato un sorriso… Perché dalle tue parole si evince la forza che hai dentro, che ti porta a rialzarti anche dopo essere caduto, a lottare per quello che vuoi anche contro te stesso, la tua ansia, le tue paure.
    I miei complimenti!

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