Passato, presente, futuro…

In un luogo sperduto della Campania, ore 19.07

PRESENTE

Sono a casa di mia nonna; steso sul letto mi accingo a leggere il libro che mi sta letteralmente facendo vivere in un mondo parallelo, un mondo strano, diverso e forse pericoloso; un mondo in cui vivono i Little People, il cui nome fa pensare a teneri nani da giardino. Ebbene no! Sembrano alquanto pericolosi. Ma non ho ancora capito bene. Murakami è molto bravo a tenerti sulle spine, anche dopo 600 pagine.

Sono un po’ pensieroso. Riflessivo, direi! Vivo nel presente ma la mia mente è proiettata nel futuro, prossimo e a lungo termine e, nello stesso tempo, è così nostalgicamente vincolata al passato, a quello che è stato, a quello che è svanito, a chi se n’è andato!

Ma procediamo per gradi…

Ho cominciato a sistemare un po’ di legna per il fuoco. Va accatastata. Credevo di finire in giornata ma, ahimè, il lavoro è più lungo del previsto. Questi lavori liberano la mia mente e mi portano a fare riflessioni sul passato, sul futuro. Oggi ho pensato a qualche giorno fa, ma lo riporto qui nella sezione “presente”, dal momento che il passato di cui vorrei parlare non è così prossimo.

Sapevo già di dover sistemare la legna da domenica. Ho fatto una scappata qui da Roma; in giornata. Con me è venuto anche E. Era il suo debutto ufficiale in famiglia (o meglio con mia madre e mia zia). Le aveva conosciute già il giorno della mia laurea ma in maniera veloce e superficiale. Domenica, invece, abbiamo pranzato insieme (per tre ore aggiungerei, il che fa capire che abbiamo evitato di cenare una volta rientrati nella capitale). Si sono piaciuti. Me ne sono accorto subito; anche se in realtà non avevo alcun dubbio a riguardo. E. è semplicemente adorabile, così come la mia famiglia.

Sono giorni che penso, contento e nostalgico, a tutto ciò che devo fare in previsione della mia partenza. Ho tante cose da preparare. Una valigia qui dai miei, piena di giacche, pantaloni, camicie e cravatte lavate e stirate. E una valigia a Roma, in cui dovrà entrare tutto il resto. Speriamo bene!

 

FUTURO

Sei giorni esatti alla mia partenza. Giovedì prossimo sarà il mio primo giorno di lavoro. Sono ansioso (ansia buona questa volta, quella che serve a dare la giusta adrenalina), contento, spaesato e, come sempre, poco sicuro di me stesso. Ma evito di pensarci troppo. Non potrei fare granché, almeno non fino al giorno in cui comincerò a costruire questa nuova vita.

Il pensiero di trasferirmi mi eccita. E. mi aspetta nella nostra nuova casa e io sono davvero contento di dar vita alla nostra convivenza. Dopo un anno e tre mesi di relazione a distanza credo sia finalmente arrivato il momento di fare il passo.

Allo stesso tempo dentro di me esiste una leggera malinconia; quella dovuta al cambiamento, al dover dire addio a una città che ho amato (e a volte odiato) ma in cui sono cresciuto e diventato uomo; al dover dire “ciao a presto” a mio fratello, ai miei coinquilini, ai miei amici, a mia madre, a mia zia, a mia nonna, sapendo di non poterli vedere per un periodo abbastanza lungo; a dover salutare le mie emozioni, quelle che provavo camminando per le mie strade, con la musica nelle orecchie, a costruire nella mia mente il mio futuro immaginario.

Ogni cambiamento ha due facce; ci vuole il giusto tempo per poter raggiungere l’equilibrio e il benessere. E io lo aspetterò, vivendo appieno ogni momento di questa nuova esperienza. Non ho paura, vera paura. Provo tensione, per quello che non conosco. Per il lavoro; e quando questa tensione diventa troppo forte provo a pensare a quello che mi disse mio fratello maggiore (ormai completamente sudamericanizzato): “non pasa nada!”, come a voler dire che qualsiasi cosa succeda, non è mai la fine del mondo. E, a pensarci bene, ha davvero ragione.

 

PASSATO

In questo mese ho pensato molto a ciò che è stato; alla mia infanzia, al paese in cui sono cresciuto, nel quale ormai vado davvero di rado; a me stesso bambino e a quella libertà e spensieratezza che solo la tenera età può darti.

Un mese fa mia nonna ha raggiunto mio nonno in un altro mondo. È andata via così, all’improvviso, senza nemmeno accorgersene; proprio come aveva sempre desiderato. Ne ho sofferto, come tutti, ma l’ho accettato in fretta, sia per la sua età sia perché le mancava davvero mio nonno.

Non sono un religioso; non mi identifico in nessuna dottrina né amo seguire discorsi di uomini “illuminati” da Dio. Ma credo nel mio Dio, in quell’essenza che è eterna. Amo pensare che esista un di più, una vita oltre questa; amo credere di poter vivere in eterno. Che il mio “io” non sia destinato a svanire nel nulla.

Ho paura della morte, tantissima! Da quando ho scoperto di aver contratto il virus ne ho ancora di più. Ma a volte mi fermo a pensare che tutto non può finire qua; la percezione di noi stessi è così forte, così potente da condurmi a pensare che l’essenza continuerà il suo viaggio, in un modo o nell’altro.

A volte ho la sensazione di sentire la presenza dei miei cari, quelli che non ci sono più. Eppure la nostalgia è forte, e spesso sento una grande malinconia.

Dopo il funerale di mia nonna abbiamo pranzato tutti insieme in quella che era la sua casa. Tutto era diverso. Per me era diverso già da quando morì nonno, ma questa volta ho avuto la sensazione che quel luogo avesse fatto il suo tempo; che quella casa, come la mia casa d’infanzia proprio sopra di essa, ormai non mi appartenessero più. È come se, a modo mio, gli avessi detto addio; come ho detto addio alla mia infanzia, tanto tempo fa.

In questo mese ho perso anche una zia, più precisamente la cugina di mia madre e mia zia. Le volevo bene, anche se non la vedevo quasi mai; lei era buona, forse la persona più buona che abbia mai conosciuto. Ci aveva detto che doveva subire un intervento leggero; come suo solito non voleva che nessuno si preoccupasse. L’intervento era molto complicato e purtroppo, nonostante abbia lottato fino alla fine, anche lei è andata via in quel mondo eterno, parallelo al nostro. Spesso penso che mi osservi e che mi sorrida. Ho vivida, nella mia testa, l’immagine di lei, dei suoi occhi sorridenti. Mi sembra di vedere tutti i miei cari ormai passati a miglior vita e spero che siano felici e fieri di me.

E mi sento sereno, forse protetto. O almeno mi piace pensarlo.

 

PRESENTE

A volte mi concedo alcune peregrinazioni mentali. Passato, futuro, poi di nuovo passato e di nuovo ancora futuro. Sogni, momenti conclusi, momenti non ancora avveratisi scorrono nella mia mente come immagini di una diapositiva. Poi mi fermo e ritorno a me stesso oggi; a quello che sono, a ciò che devo fare; a quello che ho; e mi sento felice.

Vivo e mi costruisco.

 

Oggi penso a questa canzone, che mi dedicò un amico di vecchia data. Questa canzone accompagna la mia vita da ben sette anni. Fa parte di me.

Roberto Vecchioni – Sogna ragazzo sogna

 

2 pensieri su “Passato, presente, futuro…

  1. Che bel post.. mi sono emozionata. Un po’ perché ho appena visto un film che mi ha fatto piangere dalla metà in poi (before sunrise) e un po’ perché ho pensato a quel che mu capita di pensare ogni tanto: quando le persone non ci saranno più, quando io non ci sarò o ci sarò di meno per loro, quando le cose cambieranno…. il fatto che tutto abbia una fine mi mettw tantissima tristezza e malinconia. Il pensare che poi ci si abitua e che si trova altro a cui dare importanza mi boh.. butta un po’ giù. Mi fa dire “ma non è giusto! ” come possiamo dire che abbiamo tenuto a qualcosa se dopo del tempo non ci fa altro se non sorridere e cascare una lacrima? Ma passa davvero tutto? È così che è giusto che vada?
    Boh, vabe. Mi sfogo perché il fatalismo mi dà sui nervi ma mi rendo conto che tocca anche me

    Piace a 1 persona

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